martedì 28 ottobre 2008

Creatività e espressività del Viso

Classe terza media
Durata: 5-10 minuti per volto del compagno a scelta
Sviluppo: Creare delle facce con espressioni meno definite
Materiale: penna
Controllo degli elaborati con l'introduzione alla lezione sulla teoria delle proporzioni.


Sin dall'antichità si è cercato di dare delle proporzioni al corpo umano e ai monumenti, che rispondessero a delle regole precise.
Queste regole si possono classificare in due: aritmetiche e geometriche. Nelle proporzioni aritmetiche si cerca una griglia di tanti quadrati uguali, assegnando alle parti del corpo un determinato numero di quadrati. Nelle proporzioni geometriche si segue un criterio di utilità organica: a sta a b, come b sta ad a.


1. Nell'antichità greca si seguì il canone (regola) di Policleto, che lo applicò al Doriforo. La statua aveva il corpo grande otto volte la testa.

2. In Egitto si usava la griglia quadrata, proporzione in assoluto. Secondo il vecchio canone il corpo misurava 18 quadrati (4 piccoli cubiti) dalla pianta del piede alla fronte.

3. Nel Medioevo si elaborarono dei procedimenti empirici. Si costruirono le figure all'interno di un sistema di figure geometriche, come il quadrato ed il cerchio. Leonardo da Vinci usava ambedue le figure.

4. F. di Giorgio Martini ricupera il proporzionamento antropometrico in riferimento ad una chiesa a croce latina.
5. A. Durer ritrova le proporzioni umane regolate da leggi proporzionali divine.

6. Gli architetti moderni seguono altri criteri proporzionali. Le Corbusier nel suo "modulor" costruisce le proporzioni sulle funzioni del corpo umano.


Le proporzioni del volto




















Asino di Buridano

Giovanni Buridano, che fu rettore dell'Università di Parigi nel 1327, è l'autore della favola dell' asino morente di farne e di sete, che messo di fronte all'acqua e all'avena, non seppe cosa scegliere e morì. Con la favola di Buridano si vuole evidenziare il danno, spesso irreparabile, che possono correre coloro che non sanno prendere una decisione importante.


giovedì 23 ottobre 2008

Laboratorio Sperimentale di Arte Visiva

Annoi Scolastico 2007/2008
Scuola Media "S. d'Aquisto" di San Salvo (CH)

























































































































mercoledì 22 ottobre 2008

Il Bambino è fatto di cento

Pedagogista, nato nel 1920 a Correggio, è morto nel 1994
Di Loris Malaguzzi

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare


cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire


cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondida sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.


La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento gliene rubano novantanove.


Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.

Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Chiudiamo le scuole

Giovanni Papini, ambiguo personaggio vicino al movimento futurista, aderisce al fascismo (nel 1937 Mussolini lo nominò accademico d'Italia) e finisce per diventare francescano al convento de La Verna (1921) ha scritto questo magnifico "Chiudiamo le scuole" che ci tengo a riproporre qui (pubblicato originariamento nel 1914).





Diffidiamo de' casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengon rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto, contro la morte - contro lo straniero - contro il disordine - contro la solitudine - contro tutto ciò che impaurisce l'uomo abbandonato a se stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine. Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi - in città e in campagna e sulle rive del mare - davanti a' quali non si passa senza terrore.

Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all'immobilità, all'abbrutimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po' di ricchezza a' fratelli più ricchi o diminuirono d'improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m'intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita - e alla qualità e al diritto de' loro giudici e carcerieri. Ma per costoro c'è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.

Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanetti e i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potrete chiamarli - con morali e codici in mano - delinquenti ma quest'altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall'utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?

Non venite fuori colla grossa artiglieria della rettorica progressista: le ragioni della civiltà, la educazione dello spirito, 1'avanzamento del sapere...

Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v'insegnavano.

Sappiamo egualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.

Soltanto per caso e per semplice coincidenza - raccoglie tanta di quella gente ! - la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.

Essa non è, per sua natura, una creazione, un'opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest'ultimo ufficio - perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.

Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istituiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi.

Quali?

Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi di casa i figliuoli che danno noia. Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della "posizione" e della "carriera".

Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità. Aggiungete a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita, qualche migliaio di bambini o di giovani.

Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose.

Aggiungete che sulle scuole ci mangiano ispettori, presidi, bidelli, preparatori, assistenti, editori, librai, cartolai e avrete la trama completa degli interessi tessuti attorno alle comunali e regie e pareggiate case di pena.

Nessuno - fuorché a discorsi - pensa al miglioramento della nazione, allo sviluppo del pensiero e tanto meno a quello cui si dovrebbe pensar di più: al bene dei figliuoli.

Le scuole ci sono, fanno comodo, menano a qualche guadagno: ficchiamoci maschi e femmine e non ci pensiamo più.L'uomo, nelle tre mezze dozzine d'anni decisive nella sua vita (dai sei ai dodici, dai dodici ai diciotto, dai diciotto ai ventiquattro), ha bisogno, per vivere, di libertà.

Libertà per rafforzare il suo corpo e conservarsi la salute, libertà all'aria aperta: nelle scuole si rovina gli occhi, i polmoni, i nervi (quanti miopi, anemici e nevrastenici posson maledire giustamente le scuole e chi l'ha inventate !)

Libertà per svolgere la sua personalità nella vita aperta dalle diecimila possibilità, invece che in quella artificiale e ristretta delle classi e dei collegi.

Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s'impara nulla d'importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà. Nella quale ognuno s'inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch'è l'insegnamento.

Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati - l'immobilità fisica più antinaturale - l'immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare - lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili - e l'annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi. Fino a sei anni l'uomo è prigioniero di genitori, di bambinaie o d'istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell'ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d'ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte.

Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia !L'unica scusa (non mai bastante) di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini. Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati. La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione.

Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé.

Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuol poi una bella fatica a liberarsene - e non tutti ci arrivano.

Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati.

Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico.

Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare: la pittura nelle accademie; il gusto nelle scuole di lettere; il pensiero nelle facoltà di filosofia; la pedagogia nei corsi normali; la musica nei conservatori.

Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc.

Non si può insegnare a più d'uno. Non s'impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell'altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall'alto.

Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono andati mai a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari.

(I mediocri che arrivano nella vita a fare onorata e regolare carriera e magari a raggiungere una certa fama sono stati spesso i "primi" della classe.)

La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s'è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo.

Vorrei che i nostri dottori della legge, per i quali la scuola e il tempio delle nuove generazioni e i manuali approvati sono i sacri testamenti della religion pedantesca, leggessero almeno una volta il saggio di Hazlitt sull'Ignoranza delle persone istruite, che comincia cosi:
"La razza di gente che ha meno idee è formata da quelli che non son altro che autori o lettori. E’ meglio non saper né leggere né scrivere che saper leggere e scrivere, e non esser capaci d'altro". E più giù: "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scappata bella".

Credo che pochissimi potrebbero - se sapessero giudicarsi da sé - vantarsi di una tal resistenza. E basta guardarsi un momento attorno e vedere quale sia la media intelligenza de' nostri impiegati, dirigenti, maestri, professionisti e governanti per convincersi che Hazlitt ha centomila ragioni. Se c'è ancora un po' d'intelligenza nel mondo bisogna cercarla fra gli autodidatti o fra gli analfabeti.

La scuola è cosi essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio - e non è dir poco.

Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovon le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi !

Si parla dell'educazione morale delle scuole. Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni.

L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.

Bisogna chiuder le scuole - tutte le scuole. Dalla prima all'ultima. Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri. Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega. Non bisogna dar retta ai genitori in imbarazzo né ai professori disoccupati né ai librai in fallimento. Tutto s'accomoderà e si quieterà col tempo. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative.

Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali; la vita e la scienza andranno innanzi anche meglio; ognuno se la caverà da sé e la civiltà non rallenterà neppure un secondo. Ci sarà più libertà, più salute e più gioia.

L'anima umana innanzi tutto. E la cosa più preziosa che ognuno di noi possegga. La vogliamo salvare almeno quando sta mettendo le ali. Daremo pensioni vitalizie a tutti i maestri, istitutori, prefetti, presidi, professori, liberi docenti e bidelli purché lascino andare i giovani fuor dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato. Ne abbiamo abbastanza dopo tanti secoli.

Chi è contro la libertà e la gioventù lavora per l'imbecillità e per la morte.

lunedì 20 ottobre 2008

Autoritratto




Keith Haring, olio, 1985



Il professore si chiede: che ci faccio qui?

Decorazione Ornamentale

Madonna del Latte - Chiesa Madonna delle Grazie




sabato 18 ottobre 2008

Via crucis











non CAPISCE

Il Presidente della Repubblica Napolitano chiede di essere propositivi, ed il ministro Gelmini invita a dire dove trovare le risorse per assumere 130.000 operatori della scuola.
Dato che abbiamo un ministro che non "capisce", ci pensiamo noi a dare qualche suggerimento che vorremmo girare anche al Presidente Napolitano:

1) Seria lotta all’evasione fiscale

2) Tagliare le Province, gli stipendi dei Parlamentari, i Parlamentari, le comunità montane, gli enti inutili

3) Un taglio del 10% del numero dei rappresentanti negli organi elettivi, dalle circoscrizioni ai comuni, alle province, alle regioni.

4) Drastica riduzione delle consulenze esterne; diminuizione degli stipendi dei dirigenti statali e delle loro pensioni

5) Aumento della tassazione degli alti redditi, dei grandi patrimoni, dei guadagni dovuti alla speculazione finanziaria-borsistica; reintroduzione della tassa di successione per le grandi eredità

6) Tassare i beni ecclesiastici non connessi ad attività di culto; abolire l'otto per mille e qualsiasi altra forma di sovvenzionamento statale alle Chiese

7) Invece di dare aiuti di Stato alle industrie automobilistiche, darli alla scuola

8) Invece di prevedere finanziamenti da dare alle banche in crisi, prevedere finanziamenti per assumere i precari: si otterrà un immediato aumento dei consumi interni che potrà salvare il paese dalla grave crisi economica in corso

9) Riduzione delle spese militari

10) Eliminazione dei finanziamenti alle scuole private a favore della scuola pubblica statale

martedì 7 ottobre 2008

8 cose che il supermercato non vuole che tu sappia

Lezione della prima settimana di ottobre
Fare la spesa nel supermercato sembra una attività innocua. Tutti facciamo la spesa almeno una volta a settimana senza però prestare troppa attenzione a ciò che accade dietro le quinte del supermercati.
Il nostro modo di comprare è diventata una scienza fra le più studiate e con il maggior numero di ricercatori nel mondo. "I ricercatori del marketing hanno lavorato per anni per essere sicuri che l'acquirente comune guardi più prodotti possibili durante la spesa, perché più vedono, più comprano", questo è ciò che ha detto Marion Nestle, autrice di What to Eat: An Aisle-by-Aisle Guide to Savvy Food Choices and Good Eating.
Quindi se vuoi essere un acquirente intelligente leggi questi trucchetti e segreti nascosti nel supermercato.

1. I carrelli della spesa sono sporchi.
In accordo con gli studi fatti sui carrelli, più del 60% di questi danno rifugio a batteri coliformi (la specie di batteri che si ritrova sulle toilette pubbliche!). Il Dr. Chuck Gerba, microbiologo dell' Università di Arizona dice :"Questi batteri potrebbero venire dalle verdure non ancora lavate, dai salumi non ancora spellati, dalle mani sporche dei clienti o dai bambini che si siedono nei carrelli. Basta pensare che dove avete messo i broccoli pochi minuti prima si trovava il sedere di un bambino". Secondo gli studi fatti da Gerba e sui collaboratori, i carrelli della spesa hanno più batteri di tutte le superfici da loro studiate, incluse le tavolette del wc e i poggiatesta dei treni. Per evitare di sporcarsi con questi fastidiosi batteri Gerba suggerisce di pulire il manico del carrello con dei fazzoletti igienizzati e di lavarsi le mani dopo aver fatto la spesa.

2. I cibi "amici dei bambini" sono disposti alla loro altezza.
Chiunque faccia la spesa con dei bambini sa che deve porre attenzione alle cose che questi prendono e buttano nel carrello. Marion Nestle dice :"Dico sempre ai genitori di non fare mai la spesa con i figli. Le scatole con su disegnati dei cartoni animati sono sempre posizionati negli scaffali più bassi dove anche i bambini ai primi passi possono arrivare". Un viaggetto nel corridoio dei cereali ve lo confermerà, Tara Gidus della American Dietetic Association dice: "I cereali zuccherati sono al livello degli occhi dei bambini, mentre quelli salutari e ricchi di fibre sono negli scaffali più alti ". E' la stessa situazione che si ritrova ai registratori di cassa dove le caramelle e le gomme sono strategicamente posti per incoraggiare acquisti impulsivi di adulti e bambini che posso facilmente afferrare questi piccoli prodotti.

3. Affettano e tagliano i cibi in modo da poter aumentare il prezzo.
Nel reparti cibi freschi possiamo trovare delle belle fette di anguria già tagliate o verdure e insalata fresca lavate e tagliate. Nella zona macelleria il petto di pollo come anche le bistecche sono già affettate e anche marinate, pronte per essere cotte. Non si può negare che questi cibi già tagliati rendano la vita più facile a anche i nutrizionisti concordano sul fatto che ciò fa aumentare il consumo di vegetali o frutta e quindi è una buona cosa per la salute. Bisogna però almeno tener presente che si sta pagando un sovraccarico di prezzo abbastanza elevato (alcune volte più del doppio, basta leggere il prezzo al kilo e non della singola confezione) per una cosa che potremmo fare da soli.

4. I cibi che fanno bene alla salute sono nascosti!
L'esempio classico è quello della pasta integrale che è posta negli scaffali più bassi o anche i cibi biologici che spesso hanno un piccolissimo scaffale tutto loro vicino ai cibi etnici.

5. Le esposizioni alla fine della corsia sono lì per distrarti dalla tua missione.
Marion Nestle dice: “Le compagnie alimentari pagano i negozi per posizionare i loro prodotti dove possono essere visti più facilmente, come ad esempio nelle esposizioni alla fine delle corsie". Il concetto è quello di posizionare oggetti ad alto profitto o anche gruppi alimentari come le cioccolate per ispirare acquisti compulsivi; e anche se alcune volte queste esposizioni sono usate per promuovere articoli in offerta le persone comprano anche se non ci sono offerte. Il Dr. Brian Wansink direttore del Laboratorio Food and Brand dell' Università di Cornell e autore di Mindless Eating dice :" Le persone comprano il 30% in più di prodotti che sono posizionati nelle esposizione di quelli a metà del corridoio, anche perché pensiamo che il vero affare si trova alla fine".

6. Gli affari non sempre sono affari.
Chi può resistere ad offerte tipo "Compra 5 e ne hai uno gratis", o "3 per un Euro"? Apparentemente solo poche persone. Il Dr. Brian Wansink dice: "Ogni volta che vediamo un numero in un cartello pubblicitario su uno scaffale compreremo circa il 30% in più di quel prodotto di quanto intendevamo comprare" e quindi se compri di più di quanto hai bisogno non sarà necessariamente un affare! O ancora peggio ti farà consumare di più, sempre Brian Wansink ci dice : "Una volta che il prodotto è in casa lo mangerete anche senza volerlo... è così un peccato buttare il cibo". Infine se una scatola ad esempio di tonno è pubblicizzata ad un prezzo più basso di un'altra fate attenzione alla quantità di tonno nella scatola e cercate di leggere qual è il prezzo al kilo.

7. Camminerai nel negozio seguendo una strada obbligata
Non solo il percorso come tutti sanno è sempre obbligato a causa della disposizione degli scaffali ma nei grandi supermercati spesso siamo obbligati a seguire un percorso senza accorgercene. Il percorso "obbligato" è infatti creato senza barriere architettoniche ma seguendo i bisogni primari degli acquirenti tipo il pane, la pasta, il latte e le verdure; seguendo questi percorsi ci troveremo con il 60-70% di prodotti in più di quanto avevamo preventivato.

8. Non puliscono sempre come dovrebbero.
Gli ispettori dell' Ufficio di Igiene spesso (almeno spero) controllano i supermercati alla ricerca di eventuali irregolarità. Potete però fare una piccola ispezione da soli. Vi può bastare passare il dito sulla parte alta degli scaffali per ritrovarlo pieno di polvere. Se poi vedete delle mosche sappiate che possono portare dei batteri e, infine, se c'è polvere sulle confezioni evitate di comprarle.

Appunti 2# : Promemoria per i nuovi politici abruzzesi


Con il decreto del ministro alla Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, per la scuola italiana sta davvero arrivando il momento della cura dimagrante. Una cura senza sé e senza ma che lascerà a casa (circa 80.000/100.000) insegnanti, in tre anni, e mette a rischio chiusura, o nel migliore dei casi accorpamento, tante piccole scuole, con meno di cento alunni, presenti soprattutto nei comuni con un numero di residenti inferiore a cinquemila. A rischio piccole scuole ma anche Istituti comprensivi perché la Gelmini li vorrebbe più grandi, capaci di gestire tra i cinquecento e i seicento allievi. Anche da noi insomma arriva lo spauracchio tagli a partire proprio dagli Istituti comprensivi, ovvero da quelle figure istituzionalizzare che, ad oggi, garantiscono una certa soglia di autonomia scolastica. Frenesie e timori si fondono con quelli davvero troppo piccoli ormai rassegnati all'estinzione e quelli che hanno un numero di allievi vicino a 500, un po' più propensi a sperare in una sorta di ripescaggio dell'ultima ora o già alle prese con opere di convincimento verso quelli vicini e ancor più piccoli che, in ogni caso, dovranno scegliere con quale accorparsi. Insomma anche per i comprensivi sembra essere giunta l'ora delle grandi manovre per scongiurare la chiusura. Su di loro però i riflettori stentano ad accendersi perché la riforma Gelmini, con un decreto, non tralascia proprio nulla. Punta ad una rivoluzione che, partendo dal ritorno del grembiule, sta mobilitando il mondo della scuola.
Ai politici, vincitori delle prossime elezioni regionali, cercate di prendete seriamente in considerazione le piccole scuole nelle zone montane e disagiate del territorio, con iniziative e risorse ad hoc. Non compromettete il diritto all'istruzione di bambini e bambine e rischia di produrre un ulteriore danno sociale, favorendo lo spopolamento dei territori montani e rurali una tendenza che la Regione doveva già combattere. Ricorrete alla Corte Costituzionale contro la parte del decreto del governo che lede le competenze della Regione in materia di dimensionamento scolastico. Rivendicate le proprie prerogative nell'organizzazione della rete è una scelta di principio ma anche un modo per salvare le piccole scuole montane dalla chiusura.
Il ritorno del maestro unico. Una scelta sbagliata non solo nel merito ma anche nel metodo, purché avvenuta senza che sulla questione si fosse aperto un dibattito sul piano pedagogico o un confronto con il mondo della scuola. Non convince nemmeno la teoria che la figura unica venga meglio accettata dai bambini che escono dal rapporto esclusivo con la mamma.
Non mi pare una osservazione realistica, visto che i bambini non stanno in casa con la mamma prima di entrare alle elementari ma, quasi sempre, frequentano la scuola materna e spesso il nido, dove vige la presenza di due insegnanti. Anche in famiglia, poi, le figure di riferimento sono quasi sempre due o anche di più nel caso, molto frequente, della famiglia allargata.

lunedì 6 ottobre 2008

Appunti 1#: Identità di un territorio

L’identità di un territorio si manifesta prevalentemente tramite la Società Civile del luogo, si forma cioè una specie di identità collettiva, o meglio “comunitaria”, che può essere colta solo da una profonda conoscenza e frequentazione e dallo studio della Storia, e che fisicamente lascia delle tracce peculiari, generazione dopo generazione sul territorio stesso, sia a livello materiale che immateriale (simbolismi e cultura …). Il problema è che queste tracce sono spesso confuse in quanto si sono sovrapposte (soprattutto negli ultimi decenni) ingerenze esterne pesanti che hanno poco a che fare con la Società Civile, ma derivano dalla gestione del potere materiale, politico ed economico ma soprattutto finanziario, che è scollato dalla Società Civile, anzi spesso non la considera proprio, come non esistesse, applicando quindi una politica di tipo impositivo e vessatorio, nel migliore e più evoluti dei casi addolcita da marketing di tipo sociale, mistificazione, disinformazione, e qualche effimero “contentino”.
Le errate gestioni territoriali hanno comportato una perdita di caratteri peculiari di talune aree, come quando in passato si sono assunti modelli di sviluppo esterni importati da contesti, dove sicuramente hanno avuto riscontri positivi, ma non per questo sono considerabili applicabili ovunque.
E' comunque opportuno precisare che in questi casi un territorio può avere perso qualità attraverso determinati usi sbagliati che lo hanno interessato, ma non identità.
Un recupero dell'identità di un territorio, quindi, è sempre possibile anche quando il paesaggio è stato intaccato da interventi sbagliati.
In sintesi chi gestiva il potere interveniva in un territorio facendo tutto quello che rientrava nei suoi piani di investimento, raccontando alla Società Civile che era necessario per il progresso, senza minimamente preoccuparsi della Storia della Comunità locale e del luogo
La perdita di identità di un luogo e di conseguenza della sua comunità, si tramuta sempre in una grave e spesso irreversibile perdita nella qualità della vita, cui le varie forme di compensazione consumistica cui si ricorre, non potranno porre rimedio ma solo parzialmente lenire, per cui si perverrà a malesseri psicologici, psicosomatici e sociali sempre più gravi, che porteranno la comunità alla disgregazione, disperdendo i suoi valori, le sue risorse e le sue potenziali, annullandone le prospettive.

domenica 5 ottobre 2008

La grammatica delle Immagini

Lezione dell'ultima settimana di settembre 2008



  1. Elementi concettuali e geometrici (segno, punto, linea, superficie, volume, piano)

  2. Elementi Visivi (forma, dimensione, colore, texture)

  3. Elementi compositivi (posizione, direzione, collocazione spaziale, peso, ritmo, simmetria)

  4. Elementi estetici e funzionale (soggetto, funzione, significato, iconografia, iconologia, valori espressivi)

Tematiche operative: sperimentazione grafica sull'espressività della linea aperta e chiusa(tecniche miste)

Alcuni elaborati degli studenti...

sabato 4 ottobre 2008

http://www.fairtradeitalia.it/





mercoledì 1 ottobre 2008

Un MANIFESTO attualissimo

Pasquale de Virgiliis (Chieti 1810 - Torino 1876)


Scrittore Dopo i primi studi presso gli Scolopi di Chieti, Pasquale de Virgiliis conseguì la laurea in giurisprudenza nell'università di Napoli. Più attratto dalla letteratura che dalle leggi, si fece conoscere come sensibile traduttore delle opere di Byron. Protagonista nei tumultuosi eventi che videro la caduta del regno borbonico, fu eletto intendente di Teramo, mentre collaborava assiduamente alle più importanti riviste letterarie dell'epoca. Ci restano di de Virgiliis molte opere, tra cui vanno ricordate soprattutto "Una notte a Venezia" e "Una gita sul Gran sasso d'Italia".



Dalla Prefazione alla "Filologia abruzzese"


[...] La nostra opera è il compedio, il simbolo dello spirito pubblico e della morale abruzzese, l'emporio delle idee generose, il vincolo de' nobili e sentiti affetti. Qui sono molti valenti uomini che vivono partitamente (isolatamente), e quasi ascosi (nascosti), e che pur tutti coltivano i buoni studii. Qui sono ancora molti giovani che con tutto il calore dell'età fansi opera intorno al sapere, ma non avendo verun campo dove far mostra di lor valentia (del loro valore), si rimangono in silenzio, , e del tutto innominati: abbiamo ancora molti manoscritti inediti di pregevoli autori, che versano intorno le patrie storie, l'archeologia, la filosofia, e in fine cose di ogni genere.

Or riunire, ravvicinare insieme questi ingegni, almen negli scritti; fare che si confrontino a vicenda a pro del progresso, delle civili dottrine; porre i cortese fratellevole comunanza le speculazioni del loro intelletto a pro della patria; aprire il campo d'onore e l'emulazione ai giovani; pubblicare le inedite memorie de' nostri dotti trapassati; educar l'universale (tutti gli uomini) alla lettura; diffondere fra loro i lumi (la coscienza); aumentar la scienza; far che si estenda quelo spirito di tranquilla meditazione, che al dire di un italiano, mentre da un lato diffonde la civiltà, dall'altro resiste fortemente ad ogni impulso precipitoso ed inconsiderato, la qual cosa desiderata da tutti i buoni e pridenti cittadini, si vorrebbe oggimai acquisita al patrimonio del senso comune pel bene e per la sicurezza di tutti; far da ultimo che il nostro nome, la nostra gloria si spanda presso gli stranieri, i quali al presente, o non ci credono di essere, o ci considerano uomini affatto idioti, ed insociabili, è questo il nostro divisamento (proposito, questo il vero e primo sopo al quale tutti mirano).
("Filologia abruzzese. Giornale di Scienze, Lettere e Arti", vol. I, 1936)

Luciano DEL PIANO


Lutto nel mondo dell'arte Contemporanea Abruzzese

Pittore e scultore, Luciano Del Piano era docente di Pittura e Tecniche Pittoriche presso le Accademie di Belle Arti.
Ha esposto nelle principali città italiane ed europee ottenendo premi e riconoscimenti.
Le sue opere figurano in pinacoteche, fondazioni, gallerie e collezioni private in Italia e all'estero.
Del suo lavoro hanno scritto noti critici e artisti tra i quali: Luca Alinari, Remo Brindisi, Tommaso Cascella, Raffaele de Grada, Paolo Levi, Luciano Minguzzi, Raffaele Nigro, Walter Piacesi e Vittorio Sgarbi.
Una completa documentazione della Sua attività, è depositata presso la Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma e la Biennale di Venezia.
Viveva a Vasto.
Il mondo della creatività si unisce al dolore della famiglia.
Giuseppe Colangelo

Salone del Restauro a Firenze





si organizza per 8/15 persone
gli interessati possono contattarmi
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